DISCOGRAFIA - Album - 2006 - An Ancient Muse
 
 
Lista dei brani
 
01.Incantantion
02.The Gates of Istanbul
03.Caravanserai
04.The English Ladye and the Knight
05.Kecharitomene
06.Penelope's Song
07.Sacred Shabbat
08.Beneath A Phrygian Sky
09.Never-ending Road (Amhrán Duit)
 
"Questo disco è un po' come avere un abbonamento alle ferrovie InterRail", dichiara  Loreena McKennitt mentre ascolta il suo nuovo album, An Ancient Muse. "È come dire, Non so dove andrò in questo viaggio. Ma salgo a bordo del treno e lascio che ciascun incontro mi conduca a quello successivo".
        Con il suo settimo disco inciso in studio, McKennitt segue la propria Musa attraverso il tempo e gli oceani, dalla Grecia omerica alla Istanbul ottomana all'Inghilterra dell'età delle Crociate.
Come con i suoi album precedenti, in particolare il multi-platino The Book Of Secrets, McKennitt trae ispirazione dalla storia e dalle migrazioni del popolo celtico, mescolando la sensibilità melodica delle
ballate scozzesi ed irlandesi con le tradizioni musicali della Grecia, Turchia, Spagna e perfino la Scandinavia.
        "Questo processo è come inventarsi una nuova ricetta", spiega McKennitt. "Pensi, beh, vorrei proprio creare un piatto con questi ingredienti". Sebbene vi siano chiaramente delle nuove spezie preferite: - l'oud, uno strumento simile al liuto; un violino Greco folk chiamato lyra; il triangolare kanoun, che è simile allo zither; ed il nyckelharpa, o violino a tasti svedese - la musica stessa non è legata ad uno stile o ad un'epoca particolari. Invece, McKennitt si ispira a fonti lontane, spostandosi facilmente dal "sentiero" sinuoso della Via della Seta in Caravanserai alla tranquillità di corte in The English Ladye And The Knight, con un coro di bambini e le viole da gamba.
        "Vi sono momenti di assaggi estremi" scherza McKennitt.
        Accompagnata dai soliti amici musicisti, inclusi Brian Hughes, Donald Quan, Hugh Marsh, Caroline Lavelle e Rick Lazar, McKennitt ha anche invitato vari altri colleghi di fama internazionale a collaborare per An Ancient Muse. Nonostante le differenze degli strumenti, tutti i musicisti attingono ad una simile ispirazione, o a quello che McKennitt descrive il "paesaggio" del brano. "Quando sto lavorando su un pezzo, cerco di individuarlo geograficamente e temporalmente", spiega. "Ho un immagine, o serie di immagini, in mente, per quasi tutte le canzoni che incido. E quando entro nello studio, faccio riferimento ad esse. Perché se non lo facessi, non avrei la base, per modo di dire, sulla quale decidere gli strumenti da scegliere o le emozioni da trasmettere".
        Questo senso di paesaggio la aiuta anche a trasmettere ai musicisti ciò che ha in mente. "Gli dico, Ecco il quadro che ho in mente", dice. "In The Gates Of Istanbul il brano parla dell'arrivo a Istanbul nel 1453 - ci sono cammelli e cavalli. È il tramonto e la campagna di guerra è andata molto bene. Tutti non vedono l'ora di varcare la porta e vedere i propri cari. E, man mano che entri, ci sono dei parchi meravigliosi e acqua.... Cerco di dipingere un'immagine centrale per loro, in modo che possano dire:  'Ah, OK.'
        "È molto raro che io abbia già scritto la musica prima di entrare nello studio", aggiunge. "Quando si lavora con musicisti di questo calibro, i brani si sviluppano organicamente in quell'ambiente.
Anche se loro suonano degli strumenti che possono essere definiti "folk", l'abilità e la sensibilità dei miei collaboratori è di casa anche nel mondo della musica classica. Quindi potrei indicare una frase, una modalità, per poi lasciare che essi stessi si facciano trasportare in quella direzione".
        Oltre a stabilire il preambolo, il paesaggio musicale di McKennitt aiuta ad ancorare la musica in termini emotivi specifici.
        "In fondo, sto cercando di conservare una sensazione che si distende, e cambia, che vola per poi tornare", dice. "La creazione di paesaggi trova origine negli anni che ho trascorso nei teatri e anche, in un paio di occasioni, lavorando al cinema. Ed è per questo che il disco si apre con il brano Incantation: me lo immagino come una scena in cui io sono in un cinema, le luci sono abbassate, e la musica comincia. Poi, le luci si spengono del tutto. Incantation:  spiana la strada, per così dire, alla prima vera e propria canzone, cioè The Gates Of Istanbul.
        In questo senso, An Ancient Muse comincia con un ritorno a casa e finisce con una partenza, ovvero Never-Ending Road (Amhrán Duit). Lungo la strada, l'album evoca un senso di meraviglia e desiderio di viaggiare con Caravanserai, quindi intreccia tematiche di amore perduto e drammatici racconti delle Crociate in The English Ladye And The Knight, narra le rovine di un insediamento celtico nell'Anatolia, in Turchia con Beneath A Phrygian Sky, per ricreare infine il senso di perdita e desiderio che provano coloro che sono stati abbandonati con il brano Penelope's Song.
       The English Ladye And The Knight è tratto da una poesia di Sir Walter Scott. "Di solito scelgo almeno una poesia di un altro autore in tutti i miei dischi. Traggo ispirazione dall'idea di esplorare le parole di scrittori meravigliosi attraverso un adattamento musicale", dice McKennitt. Sebbene la classica melodia celtica sia sostenuta dagli archi, McKennitt ha scelto il più antico suono delle viole da gamba piuttosto che i violini e i violoncelli. "È un suono più crudo e leggermente meno raffinato ed io volevo proprio questo", dice. "Invece di creare un'atmosfera eccessivamente dolce, ho pensato che le viole avrebbero aggiunto una meravigliosa texture, contribuendo in maniera singolare alle immagini sonore".
        Per quanto riguarda la poesia stessa, McKennitt è stata attratta dal fatto che essa "tocca il tema dell'amore che varca confini culturali, per così dire, suscitando un senso di tragedia. Quello che ho trovato interessante è che alla fine della storia il cavaliere va a combattere in Palestina. "Ebbene, eccoci qui.  È il 2006 e il conflitto in Palestina fa ancora notizia".
Anche Penelope's Song ha un antecedente letterario, dal momento che si ispira alle lunghe sofferenze della moglie di Odisseo, Penelope appunto, che rimane a casa aspettando e preoccupandosi per il marito mentre questi si imbatte nelle avventure narrate da Omero nell'Odissea.
"Nella nostra esperienza occidentale contemporanea, dove abbiamo accesso a molta tecnologia, o abbiamo i mezzi economici che ci permettono di viaggiare, è difficile concepire una situazione in cui qualcuno se ne va per lunghissimi periodi di tempo con il rischio che non li rivedremo per molto tempo". Quindi volevo creare qualcosa che nasceva da una persona in attesa che qualcuno ritorni, pur rimanendone fedele".
Naturalmente, non tutti i brani di An Ancient Muse sono epici. Sacred Shabbat, per esempio, è stato concepito più come "fotografia" che altro. "Si tratta di una melodia molto conosciuta nel Mediterraneo", racconta McKennit del brano tradizionale. "Ne ho sentito una versione su un incisione fatta in Spagna, che faceva parte della collezione della musica sefardita". Sebbene esistano testi tradizionali del brano, McKennitt lo ha inciso come pezzo strumentale, eseguendolo con Haig Yazdjian all'oud, Panos Dimitrakopoulos al kanoun, Sokratis Sinopoulos alla lyra, e Caroline Lavelle al violoncello. "Volevo includerlo come esperienza, come se origliando, si fossero sentiti questi quattro musicisti seduti in un parco che suonavano tranquillamente questo brano musicale".
        Yazdjian, Dimitrakopoulos e Sinopoulos partecipano a vari brani, come anche il suonatore di bouzouki Georgios Kontogiannis e il gruppo percussionistico Krotala. Yazdjian è armeno ma vive in Grecia, come anche Dimitrakopoulos, Sinopoulos, Kontogiannis ed i componenti di Krotala, e la loro inclusione nell'album, dice McKennitt, "È nata quando ho appreso che i celti si erano spinti anche in Grecia. Infatti, nel 279 a.C., i celti tentarono di saccheggiare Delfi e quella fu la scusa che mi serviva per spingermi artisticamente verso la Grecia", dice ridendo.
"Fu come una licenza per aprire una porta alla letteratura e all'influenza greche. Quindi volevo avvicinarmi maggiormente a quella terra attraverso questi strumenti".
        Eppure, come detto, non sono stati solo la storia e la cultura ad attrarre McKennitt; infatti, c'è anche il peso emotivo del suono degli strumenti, in particolare quello della lyra. "Sono stata attratta dal
sentimento orientale", dice. "Ricordo la prima volta che sentii un kemanje, che è uno strumento greco molto simile alla lyra - un piccolo strumento ad arco con una voce forte, ricca e molto evocativa. Accadde ad Istanbul, a Yerebatan Saray, una splendida vasca romana del 6° secolo. Trovai il suono del kemanje affascinante perchè ha una tonalità simile alla voce umana, come il violoncello. Ha un suono soprannaturale".
        Di Istanbul parla anche l'altra canzone strumentale, Kecharitomene, ispirata in parte alla principessa bizantina Anna Comnena, considerata da molti la prima storica femminile. Kecharitomene, che in greco significa "piena di grazia", l'appellativo dato dall'Angelo Gabriele alla Vergine Maria, era il nome del convento dove Comnena scrisse la sua opera principale, un libro che, fra l'altro, presenta una prospettiva critica delle Crociate, dal punto di vista dell'Impero bizantino, piuttosto che da quello di Riccardo Cuor di Leone ed i suoi compagni avventurieri occidentali.
        "Se mi è concesso avere ambizioni in merito a questo disco", dice Loreena McKennitt di An Ancient Muse, "Sarebbero quelle di stuzzicare l'appetito della gente, allargare la loro consapevolezza del nostro passato collettivo dicendo: "Ai tempi delle Crociate, beh... non si trattava solo della storia di Riccardo Cuor di Leone, ma c'era anche Saladino". Ma d'altronde vedo me stessa principalmente come una scrittrice di libri da viaggio, perchè la maggior parte di questi servono da catalisti, da ispirazione, piuttosto che essere opere con cui uno dichiara: "Questa è la mia storia e parla solo di me".