Discografia

 

Lunghi capelli rossi, pelle bianca, lentiggini: Loreena McKennitt rivela anche nell'aspetto l'origine irlandese. Fin dal piccola, avvertiva il richiamo delle sue radici: la magia delle fiabe d'Irlanda, i versi di Shakespeare e il suono delicato dell'arpa celtica, con cui creò le sue prime composizioni.

 

Il disco d'esordio "Elemental" mette subito in luce l'eleganza e la spiritualità della sua musica, che aggiorna i "traditional" irlandesi con una sensibilità moderna, vicina per certi versi alla new age. E già si coglie la magia della sua voce cristallina, che viaggia su un registro etereo, ma riesce a essere ancor più aulica. L'album è per lo più una raccolta di pezzi folk tradizionali, cui si aggiungono due composizioni inedite che rivelano la predilezione della cantautrice di Toronto per poeti metafisici come William Blake ("Lullaby") e William Butler Yeats (la solenne ode di "Stolen child"). Ma già emerge l'obiettivo del suo progetto: espandere il senso del folk celtico nella musica contemporanea, per aggiornare quella musica istintiva e passionale, verso la quale era stata attratta fin da ragazzina.

 

Nel successivo "To Drive The Cold Winter Away", McKennitt suona tutti gli strumenti e regala altre composizioni inedite, tra cui la musica da corte strumentale di "Banquet Hall" e un pezzo per sola voce, "Stockford Carol". Ma è con Parallel Dreams, concept album onirico e visionario, che ha inizio il corso più creativo della sua carriera. Le sue litanie, talvolta, appaiono monotone, ma il clima tragico di "Breaking the silence" e l'incedere appassionante di "Huron Beltane fire dance" mostrano un talento in crescita.

 

Nel frattempo, aumenta anche lo spettro delle sue influenze musicali: non più solo folk anglosassone, ma anche musica di India ed Estremo Oriente.

 

I progressi sono ancora più tangibili in "The Visit" (1992) in cui McKennitt si cimenta con arpa, fisarmonica e tastiere. Il disco traccia l'affresco di un mondo magico, immerso nei fumi del tempo. L'incantevole, struggente strumentale "Tango to Evora", il tenero bisbiglio di "The old ways", il madrigale di "Cymbeline" trasportano subito nelle atmosfere spirituali e malinconiche del disco; mentre "All souls night" è una ballata epica, battuta da un tempo marziale, in cui la voce di McKennitt fluttua eterea e spettrale. Malgrado la presenza di "The Lady of Shalott" e di un paio di "traditional", con questo disco McKennitt esce progressivamente dal solco della tradizione irlandese, concedendosi una divagazione anche nella Russia profonda delle steppe.

 

Ma è nel 1994, con "The Mask And The Mirror", che la cantautrice canadese perviene al suo capolavoro. È un altro concept-album, dedicato questa volta alla Spagna dell'Alto medioevo, crocevia di judaismo, Islam e cristianità. Il lavoro conserva la poliedricità dei precedenti, ma offre brani ancora più affascinanti. Come il saltarello di "Santiago", la tenera "Bonny Swans", la paradisiaca "Full Circle", il soffice bisbiglio di "The dark night of the soul", la cantilena drammatica di "Marrakesh night market" (tra percussioni arabe, fisarmonica, balalaika e violino tzigano), la litania esotica di "Mystic's dream" (tra tastiere, organo, tabla, cornamuse e cori) o ancora l'inno rinascimentale di "Prospero's Speech" (su un testo di Shakespeare).

L'album è impreziosito da una moltitudine di strumenti occidentali ed esotici, oltre che dalle tastiere elettroniche. E i brani sono frutto di una fusione perfetta di classicheggiante, esotico e pop. Un disco memorabile, insomma, nato da uno studio profondo, non solo sulla musica.

 

Durante una traversata della Transiberiana, Loreena McKennitt compone "Book Of Secrets" l'album che la consacra star mondiale, con tre milioni di copie vendute. È un altro saggio delle sue capacità di vocalist raffinata, e un viaggio nella musica etnica di ieri e di oggi, dall'inno solenne di "Mummers' dance" fino all''incalzante ballata "The Highwayman", passando per "La Serenissima" (serenata barocca per arpa, viola e violoncello) e il Caucaso ("Night ride across the Caucasus"), rievocando i miti di "Marco Polo" (violino, tablas, cantilena senza parole) e Dante ("Dante's prayer", preghiera per coro, violini e pianoforte).

 

Le canzoni di Loreena McKennitt sono sospese in un "tempo senza tempo", perdute tra i ricordi di un passato profondo e inquieto.

 

"An Ancient Muse" è ancora una volta frutto della collaborazione con la Real World. Il disco spazia dalla mitologia nella Grecia di Omero (la struggente "Penelope's Song") alla storia della Turchia ottomana ("The Gates of Istanbul", "Caravanserai"), fino a ritrovarsi in tempo di Crociate nell'antica Inghilterra ("The English Lady and the Knight").
Le suggestioni arabe e mediorientali prendono il sopravvento, connotando in modo decisivo il sound, sempre elegante, anche se a volte sul filo della maniera.

 

Fonte:

Loreena Mckennitt - Il songbook dei segreti

di Claudio Fabretti

 

 

 

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